I migliori biberon per neonati: eccone 3

Per scegliere un biberon adatto alla mia nipotina Olivia ho fatto una ricerca approfondita per capire le differenze tra le diverse tipologie, forme e materiali in commercio. Esiste davvero una gamma molto ampia di biberon tra cui scegliere, ecco un piccolo riassunto di ciò che ho scoperto.

Materiale: vetro o plastica?

Il biberon in vetro è ideale per i neonati in quanto più facile e veloce da sterilizzare. Il difetto principale dei biberon in vetro è la fragilità: questo materiale può reggere le alte temperature, ma è meno resistente agli urti rispetto alla plastica. La versione in plastica (polipropilene), più leggera ed infrangibile, è maggiormente adatta ai bimbi che iniziano ad essere autonomi tenendo il biberon in mano. Il difetto di questo materiale è che dopo alcuni lavaggi o sterilizzazioni tende a opacizzarsi. Se si sceglie un biberon in plastica è importante assicurarsi che sia BPA free.

Forma del biberon

La forma del biberon è importante per la corretta suzione dei liquidi e la scelta dipende soprattutto dall’età del bimbo e dalle sue preferenze. Anche la capienza del biberon, la forma e il materiale della tettarella sono elementi importanti da considerare e da scegliere in base all’età del bambino. Il biberon può essere:

  • Cilindrico: facile da maneggiare, la forma cilindrica è lavforma più classica e diffusa. La capienza va scelta in base alle fasce d’età.
  • Ergonomico: biberon dalla forma sagomata, più semplice da maneggiare per il bambino.
  • Inclinato, a gomito o angolare: questi biberon  presentano una tecnologia anti-reflusso che  aiuta il bambino a succhiare minori quantità di liquido e permette di evitare sia la formazione di bolle d’aria (e quindi le coliche), che l’ingurgitamento convulsivo. I biberon con questa tecnologia sono consigliati soprattutto a neonati e bimbi che devono iniziare la fase di svezzamento
  • Con Valvola anti-colica: si tratta di una speciale guarnizione situata tra il collo della bottiglia e l’attaccatura della tettarella che permette una maggiore ventilazione al bambino mentre succhia il latte, limitando al minimo la formazione di bolle d’aria che sono ritenute tra le maggiori cause delle coliche addominali. In alcuni casi la ventilazione avviene dal fondo del biberon. Questo speciale meccanismo risulta molto utile per i bambini in fase di svezzamento. Nei modelli più sofisticati è possibile trovare due valvole anti-colica

► I 3 Migliori biberon in commercio

Dopo numerose ricerche su siti specializzati e blog di mamme, ho ristretto la scelta a 3 biberon che al momento sembrano essere tra i migliori in commercio. Una volta visti in negozio ho scelto il biberon MAM anticolica, sia per il design che per la comodità di sterilizzarlo in microonde senza apparecchio specifico.

1) MAM anticolica. MAM ha studiato un sistema di valvole che permette un regolare flusso del latte all’interno del biberon che non ingloba aria durante la suzione. In questo modo non si formano bolle nel liquido che finirebbero dentro il pancino provocando coliche. I biberon sono molto maneggevoli e semplici da riempire grazie all’ampia imboccatura. Si lavano comodamente in lavastoviglie e si possono auto – sterilizzare in microonde direttamente, senza necessità di uno sterilizzatore. Volendo si può acquistare il KIT started anticolica, molto conveniente.

 2) PHILIPS SCD290/01 AVENT.  Una pratica confezione che include 4 biberon Natural (2 da 125 ml e 2 da 260 ml), uno scovolino per biberon e tettarella e un succhietto bianco traslucido per bimbi da 0 a 6 mesi. Il nuovo biberon rende più naturale l’allattamento con il biberon, per passare facilmente dall’allattamento al seno a quello con il biberon. L’innovativo sistema a doppia valvola riduce il rischio di coliche e di disturbi facendo entrare l’aria nel biberon anziché nel pancino del tuo bimbo. Grazie alla sua forma esclusiva, il biberon è facile da impugnare. Succhietto trasparente, fatta di silicone ed è inodore e insapore. Lo trovi QUI‘.

3) Chicco Biberon. Questo modello dal design allegro e vivace è perfetto per i bimbi più grandicelli, che hanno preso dimestichezza con il procedimento e riescono a mangiare in fretta senza rischiare mal di pancia. La tettarella in caucciù di questo biberon è pensata per permettere una suzione rapida e scorrevole, ma è comunque dotata di valvola anticolica per ridurre l’ingestione di aria durante la poppata. La forma della tettarella è fisiologica, cioè ricalca la forma del capezzolo materno per adattarsi bene alla bocca del bambino e non compromettere lo sviluppo del palato e la crescita dei denti. Lo trovi Quì.

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Tettarella e ciuccio in silicone, caucciù o lattice: quale scegliere?

materiali con i quali sono realizzate le tettarelle dei biberon sono gli stessi usati per i ciucci. Si parla quindi di latticecaucciù o silicone. Vediamo più nel dettaglio quali sono le principali caratteristiche di questi materiali e in cosa si differenziano.

  • Silicone: si tratta di un materiale inodore e insapore, di origine artificiale, completamente atossico e anallergico. Particolarmente apprezzata è la sua resistenza alle alte temperature, che lo rende estremamente igienico e in grado di non subire alterazioni o deformarsi anche in seguito a frequenti sterilizzazioni (sia mediante bollitura che a freddo) o utilizzi. Le tettarelle in silicone sono indicate soprattutto fino ai 4-6 mesi, o comunque a bambini che non hanno ancora iniziato la dentizione. Questo materiale, infatti, non è particolarmente resistente ai morsi e i bimbi già dotati di dentini potrebbero inciderlo o lacerarlo, con il rischio di ingerire pezzi di plastica. Le tettarelle in silicone sono trasparenti.
  • Caucciù: questa gomma, estratta dagli omonimi alberi, è completamente naturale e si distingue per il suo tipico colore ambrato. Si tratta di un materiale molto elastico, morbido e per questo gradevole al palato del bambino e resistente ai primi morsi dei dentini. D’altra parte il caucciù è molto poroso, di conseguenza questa gomma è più sensibile alle contaminazioni batteriche e tende a deformarsi più velocemente. Anche per questo motivo, le tettarelle in caucciù non vanno sterilizzate con acqua bollente, ma solo a freddo. Queste tettarelle sono consigliate dai 4 mesi in su, quando i bambini iniziano a mettere i dentini e hanno bisogno di mordicchiare per alleviare il fastidio;
  • Lattice: il lattice è un materiale semi-naturale, molto simile al caucciù non solo nel colore, ma anche per quanto riguarda le sue proprietà. Si tratta infatti di una gomma molto morbida e flessibile ma porosa, e dunque più propensa a deformarsi e alla contaminazione batterica. Come per il caucciù, le tettarelle in lattice sono indicate a partire dai 4 mesi.

La scelta della tettarella o del ciuccio può essere fatta in base all’età preferendo il silicone fino ai 4-6 mesi d’età e passando poi, se si desidera, al caucciù. Assicurarsi che i ciucci e le tettarelle scelte siano BPA free, ovvero prive di Bisfenolo A.

Sia per i ciucci che per i biberon la scelta deve essere fatta sulla base di diversi fattori, ma conoscere la differenza tra questi materiali è già un primo passo per compiere la scelta giusta. Io amo molto la linea MAM di biberon e ciucci, come i ciucci MAM in silicone, oppure MAM in lattice. Noi abbiamo testato personalmente sia i biberon che i ciucci in silicone, ma anche i paracapezzoli, consigliati dalle ostetriche dell’ospedale e possiamo consigliarli tranquillamente, sono ottimi prodotti.

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BioLaboratorio Cosmetico: testiamo il Detergente Viso Pelli Miste ed Impure BIO

Oggi testiamo il Detergente Viso Pelli Miste ed Impure BIO, indicato per la detersione quotidiana del viso con pelle mista e impura. Si tratta di un prodotto italiano formulato dal BioLaboratorio Cosmetico, un brand natotra le colline armoniose del Chianti Fiorentino dove da anni un folto gruppo di ricercatori, composto da farmacisti e biologi, sviluppa e realizza quanto di meglio la natura possa proporre. Del Biolaboratorio Cosmetico avevamo parlato elencando tutti i prodotti della linea Bio. Ora però testiamo personalmente uno di questi prodotti per darvi una nostra opinione.

Analizzando la formulazione del Detergente Viso Pelli Miste ed Impure BIO (INCI a fine pagina) notiamo la presenza di un complesso vegetale ad azione dermopurificante (Bardana, Carciofo e Malva) e sebo-normalizzante (Aloe Vera), proveniente da agricoltura biologica. Sono felice di sapere inoltre che tutti i prodotti Biolaboratorio Cosmetico sono dermatologicamente testati, Nickel tested,  privi di coloranti, profumi di sintesi, parabeni, oli minerali, PEG, siliconi e fenossietanolo.

Passiamo alla confezione: il flacone da 200ml si presenta in modo molto sobrio, forse poco accattivante, ma io preferisco un packaging semplice senza troppi fronzoli. Testiamo il prodotto applicandolo sulla mano, dal dispenser ne esce poco per volta, così non ci sono sprechi, però per la detersione del viso dobbiamo schiacciare più volte per averne la giusta quantità.

Il profumo è particolare, boscoso, in pratica l’odore è quello di foglie e piante, piacevole per me che non amo i profumi floreali. Il detergente è trasparente e ha la consistenza di un gel fluido. La cosa che mi è piaciuta di più è che fa poca schiuma, anche a contatto con l’acqua. La poca schiuma mi da l’idea di tensioattivi delicati o in bassa percentuale. Si sciacqua molto facilmente, non lascia residui, la pelle resta pulita e non tira, perciò non secca per niente la pelle. Posso dirmi soddisfatta, per l’INCI, il prezzo ed il risultato vale la pena di provarlo.

INCI (Ingredients): Aqua, Glycerin, Aloe Barbadensis Leaf Juice*, Sodium Cocoamphoacetate, Lauryl Glucoside, Sodium Cococyl Glutamate, Sodium Lauryl Glucose Carboxylate, Citric Acid, Arctium Lappa Root Extract*, Cynara Scolymus Leaf Extract*, Coco-Glucoside, Glyceryl Oleate, Malva Sylvestris Leaf Extract*, Rosmarinus Officinalis Leaf Oil, Citrus Sinensis Peel Oil Expressed, Lavandula Angustifolia Herb Oil, Lactic Acid, Potassium Sorbate, Sodium Benzoate, Limonene**, Linalool**.

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Fasce portabebè e marsupi: come scegliere quelli giusti

Ho deciso acquistare per la mia neo-nipotina una fascia portabebè, ma informandomi in rete ho scoperto che la scelta non è semplice. La gamma di marsupi e fasce portabebè esistenti è molto ampia e deve essere fatta sulla base di esigenze individuali. Per prima cosa va detto che i supporti per portare il proprio bambino si suddividono in due grandi gruppi.

  • Supporti strutturati: con nodi, anelli o fibbie che possiedono forma propria (Mei Tai, fasce ad anelli, marsupi ergonomici)
  • Supporti non strutturati: lembi di tessuto, senza nodi, anelli o fibbie che non possiedono forma propria (fasce lunghe rigide, fasce lunghe elastiche)

Vediamoli insieme nel dettaglio:

Supporti strutturati:

►Mei Tai

Il mei tai è un marsupio di origine asiatica. Da semplice quadrato di tessuto si è evoluto con imbottiture, supporti e moschettoni, ma mantenendo comunque le caratteristiche di base. Nel mei tai il bambino può stare seduto con le gambe ben divaricate, la schiena rimane naturalmente incurvata, in posizione fisiologica.

La posizione corretta nel mei tai aiuta a sentire meno il peso del bambino che rimane ben appoggiato a chi lo porta. Con il mei tai si possono portare i bambini sia davanti che sulla schiena o sul fianco. Si può usare a partire dai due, tre mesi o comunque da quando il bimbo inizia a sorreggere bene la schiena. È considerato più semplice da utilizzare rispetto alle fasce porta bebè lunghe poiché il suo impiego è più intuitivo.

Fasce portabebè ad anelli

Questa fascia porta bebè si distingue dalle altre per la presenza di due anelli metallici anallergici alle estremità pensati per rendere le fasce più semplici e comode da indossare. Si regola la lunghezza, regolando i lembi di tessuto infilato negli anelli: in questo modo la fascia aderisce perfettamente al corpo sia del bambino che del portatore. Hanno il vantaggio di essere maneggevoli e comode da usare, garantiscono un’ottima tenuta anche con i bambini più pesanti e a differenza delle fasce elastiche non si deformano e non si consumano anche con un uso frequente

La fascia porta bebè con anelli è considerata comoda per allattare con facilità e in maniera discreta i neonati. Con i bambini più grandicelli, che stanno iniziando a camminare, è utile durante le lunghe passeggiate. Questa fascia va bene per portare i bambini soprattutto sul fianco, verso i 4,5 mesi quando la posizione “pancia a pancia” comincia ad essere limitante e i bimbi diventano più curiosi verso il mondo esterno.

Marsupi Ergonomici

Son una via di mezzo tra le fasce e i marsupi tradizionali. Più tecnici rispetto alle fasce o ai mei tai permettono di trasportare anche bambini più grandi e pesanti grazie alla fascia intorno alla vita e alle bretelle regolabili e imbottite che consentono di scaricare il peso del bambino in modo ottimale. Non si deformano e non si consumano anche con un uso frequente, sono in misura unica e si regolano per adattarsi a tutte le corporature (spesso preferito dai papà). Sono spesso preferiti perchè più semplici ed immediati da utilizzare rispetto ad altri supporti, sono utilizzabili dalla nascita con l’apposito cuscinetto riduttore fino al raggiungimento dei 6 Kg. Lo svantaggio è rappresentato dal fatto che non è possibile portare il neonato in posizione sdraiata “a culla” come nelle fasce e non sempre è garantita un’aderenza perfetta. Il marsupio ergonomico Tula mi sembra comodo e ben fatto.

Supporti Non strutturati:

►Fasce portabebè lunghe rigide

La fascia porta bebè lunga rigida è costituita da un telo, solitamente di cotone biologico, largo circa 70 cm e di lunghezza variabile dai 4 ai 5 metri. Viene legata attorno al corpo del bambino e del portatore così da garantire un sostegno comodo e confortevole al piccolo e comodità a chi lo porta. Il tessuto utilizzato è molto resistente, grazie alla trama diagonale, non si deforma ed è adatto anche a bambini pesanti. Ad esempio Carry Sling fascia.

La si può utilizzare dalla nascita e fino a quando il bambino voglia essere portato. Il grado di aderenza può essere regolato facilmente. Bisogna scegliere la misura giusta, in modo da non avere troppo tessuto inutilizzato o per evitare che la fascia sia troppo corta. (scegliere la giusta taglia ad es: tg S per chi porta la 40-42; taglia M per le mamme con tg 42 e papà fino a tg 50; tg L a partire da tg 44 per le mamme e tg 52 per i papà). Le posizioni realizzabili sono sul davanti (la migliore; posizione sdraiata e seduta), sul fianco (un po’ complessa) e sulla schiena, ma come per tutte le fasce, serve un po’ di manualità per imparare a indossarla correttamente.

►Fasce portabebè lunghe elastiche (io ho scelto questa tipologia)

La fascia lunga elastica può raggiungere i 5,5 metri e risultare adatta a portare bambini fino a 7-9 chilogrammi di peso ed è utilizzata soprattutto dalla nascita e per i primi mesi di vita, nonostante molte marche indichino nelle istruzioni un peso e un’età di utilizzo maggiore. Anche se diversamente indicato, l’unica posizione consigliabile con la fascia elastica è il “pancia a pancia” con il cosiddetto “triplo sostegno”.

Grazie alla sua elasticità questa fascia è più semplice da utilizzare in confronto ad una fascia di tessuto rigido perchè si adatta bene alla forma del corpo della mamma e del bambino. È leggera, sottile e particolarmente indicata per i nati prematuri (la cosiddetta marsupio-terapia), ma è sconsigliabile l’utilizzo dopo i 3/4 mesi in quanto, diversamente dalle fasce rigide, il sostegno non sarà più adeguato al peso del bambino. Ad esempio Baby Wrap fascia.

Guida alla scelta del supporto

In linea generale per la scelta di un buon supporto porta bebè bisogna tener presenti le caratteristiche indispensabili che un supporto di qualità deve soddisfare.

• Per quanto riguarda il Bambino: sostegno ottimale della colonna vertebrale, della testa, posizione divaricata-seduta delle gambine (a gambine di rana)

• Per quanto riguarda il Portatore un supporto di qualità permette di portare il bambino:

  • alto” (a livello e al di sopra del proprio ombelico) e quindi è regolabile in altezza
  • vicino” (non ci deve essere alcuno spazio vuoto tra i due corpi, non ci deve passare la mano) e quindi è regolabile in larghezza
  • in massima sicurezza
  • in massima libertà di movimento (le braccia/mani non devono sostenere il piccolo)

• Esistono inoltre delle caratteristiche auspicabili, che indicano il livello di qualità via via crescente dei supporti portabebè:

  • adattabilità alle esigenze di età e peso diversi nell’arco del periodo in cui un bambino può essere portato (0-3 anni, o anche più)
  • flessibilità che possa garantire diverse posizioni rispetto al corpo del portatore: sul davanti (a culla o seduto pancia contro pancia), sul fianco, sulla schiena
  • praticità che permetta completa libertà di movimento corporeo e delle mani
  • qualità delle materie di confezionamento prive di sostanze nocive nel rispetto di uomo e ambiente

(materiale tratto dal libro di Esther Weber “Portare i Piccoli – Un modo antico, moderno e.. comodo per stare insieme, ed. Il Leone Verde).

La mia scelta

Per la mia nipotina ho scelto la fascia lunga elastica, dal momento che permette di portare anche i nati prematuri e lei, sebbene non sia prematura, è molto piccola, e le posizioni in cui si può mettere il bebè mi sembrano ideali per lei. Questa fascia permette anche una comoda posizione allattamento e  per la mamma sarà semplice da mettere, penso che i tutorial siano molto ben spiegati. Purtroppo data l’elasticità della fascia, appena il peso del bebè aumenterà forse sarà scomoda, alcune mamme dicono massimo 5 o 6 kg poi tende a cedere il tessuto e il bebè si ritrova in posizioni troppo basse. A meno che non si tratti di un regalo, è da valutare un eventuale affitto della fascia nei negozi specializzati, acquistando poi una fascia più indicata per pesi superiori, come una Mei Tai così da farla utilizzare anche al papà.

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Marvis alla cannella e menta: molto più di un semplice dentifricio

Oggi parliamo di un prodotto per l’igiene orale molto particolare: il dentifricio Marvis al gusto cannella e menta piperita. Il brand Marvis è uno dei fiori all’occhiello della Ludovico Martelli, azienda italiana nata a Firenze nel 1908 dedicata  alla cosmesi e ai prodotti per l’igiene e la rasatura. Passata alla storia per marchi quali Proraso, che l’ha resa celebre come leader nazionale nei prodotti per la rasatura, l’azienda Ludovico Martelli ha rivoluzionato il concetto di dentifricio lanciando sul mercato la linea Marvis, trasformando così un prodotto di uso quotidiano in un’esperienza sensoriale unica.

Marvis infatti è molto più che un semplice dentifricio: la confezione dall’aspetto elegante e retrò lo rende a mio avviso un vero e proprio oggetto d’arredo. La confezione vintage richiama le confezioni in alluminio di un tempo, il grande tappo old style, elaborato e comodo da utilizzare, riporta lo stema “M” di Marvis e le confezioni hanno colori differenti a seconda dei gusti, confezione rossa per il nostro tubetto alla Cannella e menta piperita.

Una volta aperto il tappo si è subito sprigionato un forte profumo di cannella che prevale decisamente su quello della menta piperita. La consistenza è estremamente compatta e piacevole, è una pasta dentifricia molto diversa dai dentifrici in gel ai quali sono abituata. Passando alla prova di lavaggio denti vi avviso subito di un particolare: non aspettatevi il solito dentifricio dal sapore mentolato e dal gusto forte persistente anche dopo il lavaggio. Marvis è totalmente diverso, unisce alla pulizia dei denti una vera esperienza sensoriale.

Il gusto cannella e menta piperita è per veri amanti della cannella, tutti gli altri possono astenersi dal provarlo. Si, perché il sapore della cannella è prevalente, molto deciso e si avverte anche il classico pizzicore in bocca che la cannella lascia. In bocca le note calde della spezia sono rese più fresche dalla presenza di menta piperita. Il dentifricio fa pochissima schiuma, nota positiva. La vera sorpresa è che dopo il risciacquo non persiste il sapore forte e magari fastidioso della cannella, ma in bocca resta una piacevole sensazione di pulito e di fresco. Finalmente non ho avvertito il retrogusto mentolato, che non amo, dopo la pulizia dei denti.

A questo punto sarei curiosa di provare anche gli altri gusti, in particolare quello alla liquerizia mi inspira moltissimo. La gamma di Marvis comprende 7 differenti varianti:

  • Il Classic Strong (verde): alla menta piperita.
  • Il Whitening Mint (bianco): alla menta fredda, con azione sbiancante.
  • L’Amarelli Licorice (nero): a base di liquirizia e menta.
  • L’Aquatic Mint (azzurro): sapore di menta acquatica che sbianca e protegge i denti mentre rinfresca l’alito.
  • Il Jasmin Mint (violetto):  al gusto di menta floreale ( gelsomino).
  • Il Ginger Mint (arancione): al gusto di zenzero e menta
  • Il Cinnamon Mint (rosso): al gusto di menta e cannella.

L’inci del prodotto non è male, il tubetto è da 85 ml e dura, una volta aperto, 12 mesi.

INCI: Glycerin, Aluminum Hydroxide, Aqua, Silica, Aroma, Cellulose Gum, Titanium Dioxide, Xylitol, Sodium Lauryl Sulfate, Sodium Saccharin, Sodium Fluoride, Citric Acid, Sodium Citrate, Cinnamyl, Alcohol, Cinnamal, , Limonene, Eugenol. Contiene Flururo di sodio (0,20%).

► Testato per voi. Il dentifricio Marvis è stato testato dallo staff di Naturalmente Parafarmacia. Presso la nostra Parafarmacia potete trovare tutti i gusti di Marvis. Per info e domande potete contattarci allo 0543741578.

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Pentole e tegami: quali materiali scegliere

Ho deciso di cambiare pentole e padelle nella mia cucina,  un rinnovamento necessario perché dopo anni di utilizzo ho notato in diversi pezzi della batteria segni di usura, graffi e righe. Ho cominciato quindi a documentarmi per fare la scelta giusta ed ho scoperto che c’è davvero l’imbarazzo della scelta, ogni materiale ha le sue caratteristiche, e può essere più adatto o meno a determinati tipi di cottura o ad alcune tipologie di alimenti.

Rivestimento antiaderente

La mia scelta è indirizzata su pentolame con rivestimento antiaderente. Quando si parla di padelle antiaderenti cancerogene, è importante non confondere il PTFE con il PFOA, l’acido perfluoroottanoico. Le principali organizzazioni per la sicurezza alimentare e sanitaria affermano che, se impiegati correttamente, i rivestimenti di qualità a base di PTFE non costituiscono particolari rischi per la salute. Sulla tossicità del PFOA, invece, la comunità scientifica non ha dubbi. Perciò controllerò che sia riportata la dicitura “PFOA free” in etichetta.

Rivestimento simil-ceramico

Nel corso degli anni ho testato il rivestimento simil-ceramico (sostituto del Teflon), un trattamento che prevede una verniciatura con polveri ceramiche di colore bianco che conferisce alle superfici caratteristiche simili ai materiali vetrosi. Il mio entusiasmo è durato poco: la simil-ceramica diffonde il calore uniformemente e mantiene abbastanza bene la temperatura, ma ha limitate capacità antiaderenti e soffre i lavaggi aggressivi, inoltre si graffia molto facilmente.

Rivestimento simil-pietra

Nella ricerca delle padelle migliori mi sono poi imbattuta nel rivestimento antiaderente ispirato alla pietra ollare.  Non si tratta di padelle in vera pietra, ma di un trattamento – applicato su una struttura in alluminio e rinforzato con particelle minerali – sempre a base di PTFE, come il Teflon. Mi sono trovata bene poichè il rivestimento similpietra si è rivelato più resistente del Teflon, con ottime capacità antiaderenti, molto meglio della simil-ceramica. Forse il migliore fra i rivestimenti commerciali concepiti per evitare ai cibi di attaccarsi e disponibile ad un prezzo contenuto. Purtroppo anche questo trattamento è soggetto a usura, Impiega un po’ di tempo a scaldarsi e pur essendo piuttosto resistente, non è adatto alle cotture ad alte temperature, come le grigliature. In sostanza, è soggetto alle stesse precauzioni valide per il Teflon. Io ne ho diverse della linea TVS Mineralia Pro, quelle pubblicizzate da Carlo Cracco, per intenderci, devo dire che mi trovo molto bene e ho notato che il sito “altroconsumo” le classifica di buona qualità, ma a distanza di qualche anno alcune si sono rigate purtroppo….

Acciaio inossidabile

In acciaio inossidabile possiedo la mia preziosa pentola a pressione Lagostina (Lagostina Classica). L’acciaio inossidabile ( acciaio inox) è sicuramente uno dei materiali più durevoli e resistenti per la produzione di pentolame, ma non ha proprietà antiaderenti e ha una bassa conducibilità termica. Per questa ragione i recipienti in acciaio inox di migliore qualità sono dotati di un triplo fondo, ovvero di due dischi in acciaio con un disco di alluminio collocato tra l’uno e l’altro per favorire la diffusione uniforme del calore. Più è spesso il fondo, migliore è la cottura, un fondo di circa 6 millimetri di spessore è ideale. Le pentole d’acciaio sono adatte soprattutto per cotture che sfruttano l’acqua come mezzo di trasmissione del calore. Per evitare che gli alimenti si attacchino al fondo, si brucino  e formino sostanze dannose, è necessario utilizzare pentole con rivestimenti antiaderenti, come il telfon.

L’acciaio inossidabile più conosciuto e usato è l’inox 18/10: questa sigla significa che contiene il 18% di cromo e l’8-10% di nichel. Gli allergici al nichel dovranno preferire l’acciaio 18/c, privo di questo metallo. Pur essendo molto resistente, anche questa lega soffre i cibi salati e acidi. Anche il sale marino, che reagisce con l’acciaio inox quando si deposita sul fondo di pentole e padelle, può alterarne la superficie, generando erosioni che favoriscono il contatto tra metalli e cibo. Il lavaggio in lavastoviglie dei prodotti in acciaio rivestito è sconsigliato

Alluminio

L’alluminio è un metallo leggero con elevata conducibilità termica. Tanto più una pentola di alluminio è spessa, tanto più la sua qualità è elevata. Un elevato spessore infatti permette una distribuzione uniforme del calore e riduce la possibilità di formazione di punti di surriscaldamento. Inoltre, dato che l’alluminio si dilata quando è esposto ad alte temperature, l’elevato spessore impedisce al metallo di deformarsi, mantenendo invece un fondo planare.

La reazione del metallo con il cibo può formare sali di alluminio che possono essere nocivi, per cui è consigliabile acquistarlo anodizzato o rivestito di materiale antiaderente. L’alluminio anodizzato subisce un processo elettrochimico che aumenta la resistenza meccanica e alla corrosione. Non è adatto al lavaggio in lavastoviglie e, come l’acciaio, ha lo svantaggio che il cibo tende ad aderire facilmente alle pareti delle pentole durante la cottura, bruciandosi.

La mia scelta

Dopo tali considerazioni la mia scelta ricadrà su pentolame in alluminio o acciaio rivestiti di materiale antiaderente, quando possibile preferisco lavare a mano ed evitare lavastoviglie e per girare cibi e pasta utilizzo sempre palette in legno e plastica. Da un sondaggio su “altroconsumo” tra le pentole consigliate ho trovato come migliori ai test e migliore acquisto le pentole Alluflon Etnea con corpo in alluminio ad alto spessore e rivestimento effetto pietra con particelle minerali, senza PFOA e BPA free. (la trovi QUI‘)Buoni risultati anche per Moneta Argo, TVS Mineraia pro e le pentole Stoneline vendute su QVC.  Prima o poi proverò le pentole in acciaio inox AMC, hanno costi molto elevati, ma mi hanno sempre inspirata.

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