La scienza nella serra: cresciamo le nostre piantine dal cotone ai vasetti

Per Natale abbiamo ricevuto in regalo “La Mia Prima Serra“, un kit studiato per chi vuole avvicinarsi al mondo della botanica e provare a far crescere tante piantine. Il manuale illustrato fornisce tante informazioni sui fattori di crescita delle piante e sulla fotosintesi clorofilliana, suggerisce esperimenti e consente di seguire correttamente la crescita delle nostre piantine. E’ possibile acquistarla su Amazon, dove sono presenti diversi modelli, anche comprensivi di irrigazione.

Montaggio. Nella confezione è presente una serra trasparente, abbastanza semplice da montare, fatta eccezione per i gancini che tengono aperto il tetto, davvero duri da inserire. Una volta assemblata la serra passiamo ai 6 vasetti di plastica che devono essere riempiti dalla torba. I dischetti di torba vanno inseriti in acqua e lasciati rigonfiare, sono solo 3 perchè una volta rigonfiati con un dischetto si possono riempire 2 vasetti. Onestamente a noi sembrava scarsa e abbiamo aggiunto un po’ di terra dei nostri vasi per riempire meglio. Tutto questo si può fare aiutandosi con gli strumenti presenti nel kit: palette, bicchierino, pipetta.

Preparazione. Per quanto riguarda i semi, nel nostro kit sono presenti quelli di Basilico e Nasturzio. Prima di interrarli dobbiamo farli germinare con la tecnica del cotone, perciò con le pinzette li preleviamo e li distribuiamo tra due dischetti umidi. Precisazione. Dalle istruzioni non ho capito se anche i semini di basilico vanno fatti germogliare, oltre quelli di nasturzio. Allora procedo in questo modo: metà semini di basilico li metto a germogliare nel cotone e metà li pianto direttamente nel vasetto 1 con la terra. Ho dato dei numeri ai vasetti per seguirli meglio, scrivendoli con pennarello indelebile.  

Il primo giorno è concluso!

Crescita delle piantine

6 gennaio: montiamo la serra, prepariamo i vasetti e mettiamo a germogliare i semi.

10 gennaio: I semi, controllati ogni giorno e tenuti umidi, hanno iniziato a germogliare.

12 gennaio: i semini sono cresciuti e li invasiamo nei vasini, ricoprendoli di terra e innaffiandoli.

15 gennaio: Le piantine crescono a vista d’occhio, il basilico non andava fatto germogliare prima ho scoperto, poichè nel vasetto 1 è cresciuto dai semini bello alto.

L’avventura continua in tempo reale……

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Tipi di farro: Monococco, Dicocco e Spelta

Il farro è uno dei grani più antichi coltivati dall’uomo sin dagli arbori dell’agricoltura. Quando parliamo di grani antichi ci riferiamo a tutti quei grani che nei millenni sono rimasti originali, senza subire modificazioni genetiche o interventi di selezione di varietà da parte dell’uomo, come invece è accaduto per i grani cosiddetti moderni.

I grani antichi sono stati alla base dell’alimentazione delle civiltà mediterranee per millenni, prima di essere progressivamente sostituiti dalle moderne varietà di frumento, grano tenero e grano duro, considerate migliori per la loro miglior resa e i più bassi costi di lavorazione, ma anche per la resistenza ai patogeni e alle avversità climatiche. Il farro infatti non è adatto alle coltivazioni intensive.

Farro è il nome comune con cui vengono chiamati tutti i frumenti vestiti, ovvero nei quali dopo la trebbiatura il seme risulta ancora ricoperto dalle glumelle; queste ultime devono essere eliminate con un successivo intervento detto decorticatura, prima di passare ad ulteriori lavorazioni. La porzione edibile del cereale è quella che cresce all’interno delle glumelle, che proteggono il chicco dagli agenti atmosferici e dalla contaminazione dei pesticidi. 

Con il nome comune FARRO si identificano tre diverse specie:

  • Farro monococco
  • Farro dicocco
  • Farro spelta

Si tratta di 3 specie diverse, geneticamente diverse, quindi con caratteristiche di pianta e chicco diverse. Vediamole nel dettaglio.

FARRO MONOCOCCO (Triticum monococcum) – in assoluto il cereale più antico, che grazie ad  incroci spontanei con altre specie di Triticum, ha dato origine a gran parte dei frumenti oggi conosciuti (dicocco, frumento duro, frumento tenero e altri).  Si contraddistingue per le sue spighe piccole, che contengono solitamente un solo chicco. È una varietà molto rustica, poichè si presta alla coltivazione in suoli poveri e aridi, ha un’alta resistenza nei confronti delle malattie e non necessita di particolari concimazioni. Ciò lo rende particolarmente adatto alla coltura biologica. La resa, rispetto al grano tradizionale, è la metà (per questo ha un costo piuttosto elevato), ma è nettamente migliore la qualità.  Il farro monococco apre nuove prospettive nella dieta di soggetti che presentano particolari patologie come il diabete e diverse intolleranze alimentari

Rispetto alle varietà di frumento tenero presenta:

  • un contenuto proteico superiore;
  • un più elevato contenuto di microelementi (ferro, zinco, magnesio, fosforo, potassio ecc.);
  • una bassa presenza di acidi grassi saturi;
  • un minor contenuto in glutine e una migliore digeribilità;
  • una più elevata presenza di antiossidanti e pigmenti gialli come carotenoidi
  • un più alto contenuto di vitamine
  • Un basso indice glicemico

FARRO DICOCCO (Triticum dicoccum) – è la sottospecie più diffusa, progenitore dell’attuale grano duro (Triticum durum), dal quale tuttavia si differenzia in modo evidente per caratteristiche morfologiche, agronomiche ed organolettiche. Una delle differenze più spiccate riguarda il glutine. Nel farro, infatti, il contenuto di glutineche è pur sempre presente e quindi non adatto a chi soffre di celiachia – non solo è minore, ma risulta più leggero e quindi più digeribile. Si differenzia dai frumenti tenero e duro per alcune peculiari caratteristiche:

  • maggior contenuto di sali minerali, vitamine e proteine funzionali
  • presenza di un più spesso strato aleuronico (tessuto sottostante il pericarpo, ricco di vitamine e proteine funzionali)
  • ricchezza in beta-glucani (gomme naturali con preziosa funzione di protezione dell’apparato digerente e di agevolazione della digestione).
  • basso indice glicemico (dovuto alla lenta trasformazione degli amidi durante la digestione che evita un alto picco glicemico, favorendo un miglior apporto energetico) e per questo particolarmente adatto a chi pratica attività sportive ed agonistiche, ma anche per chi svolge lavori sedentari.

FARRO SPELTA (Triticum spelta) – derivato da un incrocio spontaneo tra il farro Dicocco e l’ Aegilops Squarrosa, una graminacea selvatica. Più simile al grano tenero, la spiga cilindrica e allungata contiene da due a tre chicchi. Il suo utilizzo principale è la molitura per la produzione di farina adatta alla panificazione e ai prodotti da forno. Il Triticum Spelta è un ibrido di un’antenato del frumento e del farro, e combina il meglio di questi due cereali, superandoli addirittura per alcuni aspetti. A differenza del frumento, infatti, mantiene la crusca esterna che protegge il chicco da agenti inquinanti e la aiuta a conservare freschezza e potere nutritivo. Si tratta di una eccellente fonte di fibre e vitamine del gruppo B, e contiene dal 10% al 25% di proteine in più rispetto al frumento. Il Farro Spelta è un’eccellente fonte di riboflavina, una vitamina necessaria per il corretto metabolismo energetico del sistema nervoso. L’elevato contenuto di fibre solubili presenti ha inoltre il vantaggio di ridurre la colesterolemia.

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Tipi di lievito: quale scegliere?

Esistono principalmente due tipi di lieviti: il lievito di birra (o naturale) ed il lievito chimico. Entrambi servono a fare lievitare l’impasto producendo un gas al suo interno, così da gonfiarlo, sollevarlo, ed aumentarne il volume. In questo modo il nostro pane o la nostra torta, una volta cotti,  risulteranno morbidi e fragranti. La differenza tra lievito di birra ed il lievito chimico sta nel modo in cui questa produzione di gas avviene.

IL LIEVITO DI BIRRA

Il lievito di birra, così chiamato perché in passato si otteneva da depositi formatisi durante la fermentazione dei fusti di birra, oggi deriva da un composto a base di melassa. Si tratta di un organismo unicellulare appartenente al regno dei funghi, denominato “Saccharomyces cerevisiae”, che in presenza di ossigeno inizia a riprodursi: questo avviene grazie alla presenza dell’aria inglobata durante le fasi di impasto. In seguito, esaurito l’ossigeno, il fungo innesca un meccanismo di fermentazione che produce alcol etilico e la parte di anidride carbonica che serve per alveolare e rigonfiare gli impasti, prima e durante la cottura. Puo’ essere di due tipi:

  • Lievito di birra fresco in panetto: è il più comune lievito utilizzato per tutti i prodotti lievitati, i tipici prodotti da forno come pane, focacce, brioche sia dolci che salate. Necessita di lievitazione fuori dal forno per qualche ora. In genere la lievitazione si divide in 2 fasi, una prima lievitazione del panetto appena impastato e una seconda lievitazione dopo la “pezzatura” ossia la procedura in cui si da la forma all’impasto. Va sciolto in acqua o latte tiepido, non troppo caldo se no rischia di “morire” con l’aggiunta di un pizzico di zucchero. Il sale, se previsto nell’impasto, non va mai aggiunto a diretto contatto con il lievito altrimenti blocca la lievitazione.
  • Lievito di birra secco in granuli: è l’equivalente essiccato del lievito di birra fresco, sempre più diffuso perché a lunga scadenza, viene conservato in dispensa ed è pronto all’uso anche se va attivato prima dell’uso (con l’aggiunta di acqua) proprio perché i granuli sono inattivi. Non necessita di essere sciolto in acqua o latte tiepido.

L’equivalenza è data dalla seguente “formula” per cui se trovate una ricetta con uno dei 2 lieviti e disponete dell’altro fate questo piccolo calcolo 1 g di lievito secco = 3 g di lievito fresco. (Esempio, 25 g di lievito di birra fresco = 8 g di lievito di birra secco). Per il resto potete procedere come da ricetta. Inoltre è bene sapere che meno lievito si usa nelle preparazione, più la lievitazione è lunga (sempre in luogo caldo e lontano da correnti di aria) ma più digeribile e soffice risulta il prodotto.

IL LIEVITO CHIMICO

Il lievito chimico (detto anche “backing” o “lievito istantaneo”) è una polvere fine e bianca che reagisce, in presenza di calore, con le sostanze acide presenti nell’impasto e libera un gas che come avviene con il lievito di birra, fa crescere l’impasto o la massa dolciaria con il risultato di dare ai dolci, con la cottura, una  struttura soffice e areata.

Nel lievito istantaneo avviene quindi una vera e propria reazione chimica, in cui sostanze come il  bicarbonato di sodio, in presenza di sostanze acide (ad esempio il difosfato disodico) si decompone liberando anidride carbonica gassosa ed acqua.

A differenza del lievito di birra, la produzione di gas avviene principalmente in forno e la produzione di gas è molto più veloce ma anche meno efficace data la minore quantità di gas prodotta. Per questo non si presta alla lievitazione del pane o di dolci come il panettone o la brioche, ma è indicata per la lievitazione di masse montate semiliquide (come è il caso per il nostro preparato per pan di spagna o nel preparato per biscotti) ovvero quando si debbano sollevare impasti “leggeri”.

Altri tipi di lieviti

Lievito madre: fa parte dei lieviti naturali, è un impasto di farina e acqua acidificato da un complesso di lieviti (tra cui il ceppo “saccharomyces cerevisiae” del lievito di birra) e batteri lattici (del genere “lactobacillus”) che sono in grado di avviare la lievitazione attraverso la produzione di gas.

A differenza del lievito di birra, la fermentazione del lievito naturale, con i suoi batteri lattici, è più lenta e produce acidi organici, permettendo una maggiore crescita del prodotto lievitato ed una maggiore digeribilità e conservabilità .

Il lievito naturale è chiamato anche pasta madre, lievito acido, pasta acida, lievito madre o crescente. È indispensabile nella preparazione di dolci come il panettone, la colomba pasquale ed il pandoro, poiché ha una maggiore capacità di lievitare impasti pesanti. Il lievito madre quindi si usa per tutti i prodotti da forno che necessitano di lievitazione fuori dal forno sia dolci che salati (pane, focacce, brioche..) ma richiede tempi molto lunghi e una temperatura costante di 28°. Si può produrre in casa, partendo da uno starter e iniziare ad usarlo dopo circa un mese. Richiede che venga rinfrescato costantemente e dura tutta la vita.

Ho voluto informarmi un pò sui vari lieviti per provare a fare il pane per la prima volta. Ho scelto il lievito di birra fresco in panetto che si trova nel reparto frigo del supermercato. Non possiedo la macchina del pane, perciò provo a farlo nel forno, anche se da un po’ di tempo le sto puntando su amazon, in particolare la macchina del pane Imetec zero Glu perchè mi piacerebbe ridurre il glutine nell’alimentazione e questa possiede anche l’accessorio per i panini! 

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Bava di lumaca nei cosmetici: proprietà

Se siete sempre alla ricerca di prodotti di bellezza naturali e all’avanguardia, sicuramente vi sarete imbattuti nella famosa crema alla bava di lumaca. Molti avranno storto il naso, pensando all’ennesima trovata per attirare l’attenzione. In realtà sin dai tempi dell’antica Grecia la bava di lumaca era usata in medicina per problemi di stomaco, come ulcere peptiche e gastriti, per cicatrizzare ferite e arrestare le emorragie e, sotto forma di sciroppo, per calmare la tosse, sciogliere il catarro e facilitarne l’eliminazione.

Che cos’è

La bava utilizzata generalmente in cosmetica è estratta da una lumaca che di solito si trova nei nostri giardini, la Helix aspersa. Questa lumaca si sposta attraverso un piede, suo unico elemento di locomozione. Le ghiandole che si trovano lungo questo piede producono una secrezione mucosa composta da varie sostanze, detta appunto “bava di lumaca“, che serve ad agevolare il movimento, ad evitare il congelamento nei mesi freddi, a mantenere la giusta umidità in estate e a riparare le lesioni provocate dall’attrito con le superfici ruvide. Uno scudo con cui questi piccoli animali si difendono dalle aggressioni esterne. Gli studiosi si sono chiesti se queste sostanze protettive e rigeneranti, che rivestono il corpo dell’animale, potessero essere sfruttate per le loro potenzialità nel trattamento della pelle.

Proprietà

I principi attivi presenti nei cosmetici, attraverso i quali la bava di lumaca manifesterebbe la sua azione benefica per la cura nella pelle, sono allantoina, collagene, elastina. mucopolisaccaridi, acido glicolico, Vitamine e aminoacidi essenziali. Le principali proprietà e caratteristiche attribuite alla bava di lumaca sono:

  • Azione nutritiva: circa l’80% della pelle è costituita da elastina e fibre di collagene, perciò il muco secreto dalla lumaca, utilizzato come attivo in una crema, promette di rendere i tessuti più elastici e tonici, con conseguente riduzione delle rughe e delle smagliature.
  • Azione rigenerante: l’allantoina, che va a stimolare la produzione di elastina e fibre di collagene, permette la riparazione dei tessuti e l’attenuazione delle rughe. L’allantoina consente inoltre di cancellare i segni derivanti da cicatrici (anche da varicella), macchie cutanee e bruciature, oltre a rallentare il processo d’ invecchiamento cutaneo.
  • Azione esfoliante: l’ acido glicolico consente un peeling delicato dello strato superficiale della pelle, dimostrandosi utile per ridurre le macchie cutanee.
  • Azione purificatrice: i peptidie l’acido glicolico prevengono l’accumularsi di impurità o, se presenti, riescono ad allontanarle. Per questo motivo, un cosmetico a base del secreto di lumaca è utile nel contrastare l’ acne.
  • Azione idratante: grazie alle proteine presenti, la bava di lumaca aiuta l’ossigenazione dei tessuti e l’idratazione.
  • Azione antiossidante: la vitamina C e la vitamina E consentono di ridurre le infiammazioni e contrastano l’azione dei radicali liberi.

Funziona?

In ambito cosmetico, il suo uso è ancora abbastanza discusso e oggetto di studi scientifici che stanno cercando di dimostrarne la reale efficacia, tra pareri favorevoli e contrari. Ciò che sembra essere certo è che non tutte le bave di lumaca sono uguali poiché i benefici sarebbero strettamente legati all’ambiente in cui la lumaca ha vissuto, alla stagione in cui è prelevata e all’alimentazione che ha avuto. Le secrezioni di lumaca sono comunque presenti in cosmetica, in aggiunta a gel e creme per viso e corpo.  Esistono anche sciroppi a base di bava di lumaca, per combattere il catarro e fluidificare i bronchi, adatti anche ai bambini.

Vieni in negozio a scoprire la linea Prodigious Helix di ETEREA, ti aspettiamo da Naturalmente Parafarmacia con tanti consigli e tante novità.

Puoi trovare tanti prodotti per il viso anche online, come BIOLUMA su amazon, crema viso ricca di principi attivi funzionali. Gli allevamenti che producono la bava di lumaca Bioluma sono al 100% responsabili. Ciò vuol dire che nessuna lumaca è danneggiata o trattata in maniera poco etica durante l’opera di produzione delle bava.

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Acido ialuronico: diversi pesi molecolari per diverse funzioni

L’acido ialuronico è una molecola naturalmente presente nel nostro organismo. A livello cutaneo, insieme all’elastina e al collagene, forma la struttura che sostiene la pelle.  Grazie alla sua struttura ed alla sua capacità di trattenere una quantità d’acqua fino a 1000 volte superiore al suo peso, l’acido ialuronico  regola l’elasticità e l’idratazione della pelle.

Con l’avanzare dell’età l’acido ialuronico naturalmente prodotto dal nostro corpo diminuisce, la pelle inizia a diventare sempre meno compatta, più disidratata, spenta e compaiono le prime rughe. Le creme all’acido ialuronico sono formulate proprio per aiutare la pelle a mantenersi il più possibile elastica, liscia e vellutata. Bisogna specificare però che all’interno dei cosmetici troviamo un “derivato” dell’acido ialuronico, totalmente biocompatibile e sicuro. I derivati che possiamo ritrovare comunemente nei cosmetici sono:

  • Il sale dell’acido ialuronico ovvero il sodio ialuronato (INCI: Sodium Hyaluronate)
  •  L’acido ialuronico idrolizzato (INCI: Hydrolyzed Hyaluronic Acid)

Il sodio ialuronato

Il sodio ialuronato, che ha la funzione di  legare le molecole d’acqua e mantenere la cute idratata, può essere ad alto, medio o basso peso molecolare. In base al peso molecolare agisce in maniera diversa. 

  • Alto peso molecolare: non riesce a penetrare efficacemente negli strati sottocutanei e quindi, formando una pellicola trasparente superficiale, ha azione protettiva sulla pelle. L’epidermide si presenterà liscia e  la perdita di acqua sarà ridotta.
  • Medio peso molecolare: supera la barriera cutanea e fornisce alla pelle tutta I’acqua necessaria a preservarne intatto il capitale di bellezza e turgore.
  • Basso peso molecolare riesce invece ad offrire un’idratazione prolungata e penetrare all’interno della cute riuscendo a distendere le rughe e rendere la pelle compatta. Più è basso il peso molecolarepiù il sodio ialuronato riuscirà a penetrare velocemente negli strati più profondi della pelle dando un maggiore turgore e volume ai tessuti. Il sodium hyaluronate può essere introdotto all’interno dei cosmetici ad una concentrazione compresa tra 0.1 e 1%. Al massimo si può arrivare al 2%.

L’acido ialuronico idrolizzato

L’acido ialuronico idrolizzato è l’altra forma con cui l’acido ialuronico si può trovare nei cosmetici. Nella forma idrolizzata il peso molecolare è molto ridotto e penetra in profondità idratando intensamente la pelle e svolgendo un’efficace azione anti-rughe. L’acido ialuronico in forma micronizzata è in grado di impedire l’evaporazione dell’acqua cutanea e rendere la pelle vellutata e distesa. Come il sodio ialuronato, può essere usato ad una concentrazione compresa tra lo 0.1 e l’1%. 

Quale crema scegliere?

Un cosmetico che contiene solo sodium hyaluronate ad alto peso molecolare  è perfetto come idratante a 20/25 anni. Esso, infatti, rimpolpa ed idrata la pelle soltanto in superficie agendo su piccole rughe di espressione. A questa età è un valido cosmetico anti-age perché idratando previene i primi segni di invecchiamento (colorito spento, perdita di compattezza).

Un cosmetico, invece, che associa sodium hyaluronate a vari pesi molecolari e hydrolyzed hyaluronic acid è l’ideale  per le pelli mature intorno ai 45/50 anni, ma anche a partire dai 30/35 anni. L’associazione di queste due forme di acido ialuronico idrata la pelle, la rende più elastica, luminosa e riempie le rughe un po’ più marcate.  Affinché i cosmetici svolgano un’intensa azione anti-età devono, infatti, contenere entrambe le forme di acido ialuronico a vari pesi molecolari.

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Scegliere le scarpe per bambini: 8 cose da sapere

Da un pò di tempo sto cercando di capire se ci sono scarpe migliori di altre per il piedino dei bambini. Sin dai primi passi di mia figlia ho sempre riposto la massima attenzione nella scelta delle scarpine, ma anche ora che mi servono numeri più grandicelli non voglio rinunciare alla qualità. Dopo molte ricerche ho scoperto che base alla crescita del bambino devono essere presi in considerazione diversi aspetti:

  • Sino ai 6/8 mesi di vita dei neonati le scarpine saranno morbide e per lo più decorative, proprio perchè non serviranno per camminare e non avranno funzione di sostegno. Dunque non bisogna confondere le scarpine per neonati, morbidissime e destrutturate, con le scarpe primi passi per neonati.
  • Il bambino ha notevoli benefici nel camminare scalzo, dove per scalzo si intende camminare su superfici naturali come erba, sabbia o sassolini. Queste superfici sono in grado di stimolare il piede e rafforzarne i muscoli fornendo anche un salutare massaggio. Ben diverso quando il bambino cammina scalzo sul pavimento. Essendo la superficie troppo rigida, questa tende ad appiattire il piede. Quindi è meglio moderare questa modalità.
  • Tra i 9 ed i 18 mesi di età, a seconda del bambino, solitamente è necessario ricorrere a vere e proprie scarpine primi passi: osservate il vostro piccolo, valutatene i progressi in modo da decidere quando è il momento più opportuno per acquistarle. In linea generale il momento adatto è quando il bambino inizia a tirarsi su in piedi da solo e a muovere i primi passi accompagnato per le manine. Le scarpine primi passi saranno necessarie fino a quando il bambino non riuscirà a camminare alla perfezione, in modo sciolto e naturale, senza tentennare, cadere o inciampare.

Per quanto riguarda la scelta delle scarpe, ecco 8 cose da sapere:

  1. Preferire scarpe fatte di materiali naturali: no alle fibre sintetiche, no alla plastica che non da’ modo di traspirare e surriscalda. Scarpe con fodera e tomaia in vera pelle o cotone 100% sono le più indicate (direi che questo punto è abbastanza ovvio).
  2. E’ necessario che la suola sia leggera e flessibile per non aggiungere difficoltà ai movimenti del bambino. Ecco, su questo punto io insisto anche ora sui numeri più grandi, non solo sulle scarpine primi passi. Prendete la scarpa e provate a piegare la punta di 90 gradi, così vedete se è flessibile. Se è rigida io la scarto, anche per le marche più note.
  3. Il sostegno sul tallone, così come i contrafforti laterali e mediali devono essere presenti per conferire la giusta stabilità e sostegno, soprattutto per le scarpine primi passi. La chiusura a strappo è preferibile per i bimbi più piccoli, ma super comoda anche per i più grandicelli così da potersi mettere in autonomia le scarpe.
  4. La scarpa deve essere acquistata in base alla FORMA del piede. E’ fondamentale rispettare la larghezza e la conformazione della pianta del piede, poichè ciascuna è differente. La scarpa deve essere comoda e solo provandola si vede se è adatta al piedino.
  5. No alle scarpine di seconda mano. Ogni piede si sviluppa molto diversamente da un altro, dunque indossare calzature che hanno già subito modifiche d’appoggio e usura non è positivo per un piedino che ha davanti a sé ancora tutto il suo periodo di sviluppo.
  6. Per quanto riguarda la misura da comprare, fate attenzione a non prenderle troppo giuste (durerebbero solo poche settimane) o troppo grandi. La scelta va fatta tenendo uno spazio in punta che va da 1 a 1,2 cm (il piede più largo può permettersi un po’ di spazio in più, quello magro va meglio con la scarpa un po’ più giusta, altrimenti diventa troppo larga).
  7. La soletta all’interno deve essere realizzata preferibilmente in pelle oppure in tessuto naturale come il cotone poichè i materiali sintetici possono far sudare in modo eccessivo il piede del bambino. (Sinceramente non ho trovato grosse differenze tra le varie solette, mia figlia suda molto tanto con le solette in pelle che con quelle in memori form).
  8. Nel caso delle scarpe per bambini affidarsi ai migliori e più rinomati brand è importante perchè possono garantire prodotti eccellenti, realizzati secondo elevati standard e in possesso di tutte le certificazioni del caso. Le marche di scarpe più note sono ad esempio Chicco, Balducci, Primigi, Naturino, Geox, Falcotto, Kickers, ma ne esistono molte altre. Da evitare invece le scarpe non specifiche per bambini come quelle con i personaggi Disney o materiali sintetici e non traspiranti.

Le nostre esperienze in prima persona

Per il momento Naturino è la marca di scarpe con la quale ci siamo trovati meglio, seguita da Primigi, per comodità e praticità, e da sketcker per la soletta in memory super confortevole. Con i modelli geox e lelly kelly purtroppo il piedino suda moltissimo, la scarpa che respira con noi non funziona….. Il mio consiglio è comunque di tenere a mente i punti fondamentali per scegliere una scarpina, poi ogni marca potrebbe andare bene, dipende dal piedino dei bambini.

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